Lugano 2026: il valore del dialogo, da impossibile a indispensabile

Lugano 2026: il valore del dialogo, da impossibile a indispensabile

Nel 2026 la Svizzera ha assunto la presidenza dell’OSCE, e Lugano è stata proposta come sede della conclusione di un anno dedicato alla pace, alla fiducia e alla sicurezza.

Ci sono parole che utilizziamo spesso ma senza comprenderne a fondo il significato. La parola “dialogo” è una di queste. La utilizziamo quando la nostra posizione non coincide con quella dell’altro ma ci rendiamo conto che non siamo troppo lontani dal trovare un punto d’incontro dimenticando che il dialogo ha il suo valore più autentico proprio quando le distanze tra due o più parti sembrano incolmabili.

Il “dialogo” dovrà essere non solo una parola ma una vera e propria guida per la Svizzera che nel 2026 ha assunto, per la terza volta, la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, dopo aver già ricoperto questo ruolo nel 1996 e nel 2014. Un incarico prestigioso ma soprattutto una grande responsabilità.

Responsabilità perché ci troviamo in un momento storico delicatissimo segnato dalla guerra in Ucraina, da profonde tensioni geopolitiche e da una crescente fragilità delle relazioni internazionali.

In questo senso la diplomazia Svizzera sarà chiamata ad avvicinare ciò che appare distante, mantenere aperti i canali di comunicazione anche quando sembrano chiusi e cercare uno spazio di dialogo anche dove non sembrano essercene.

Nel 2026, quindi, la presidenza dell’OSCE è stata assunta dalla Svizzera, ad esercitarne la funzione il consigliere federale Ignazio Cassis, medico e politico ticinese, membro del Consiglio federale dal 2017 e responsabile del dipartimento federale degli affari esteri. Nel 2022 ha ricoperto la carica di presidente della Confederazione Svizzera.

Fedele ai valori del “dialogo”, nel presentare il programma svizzero, e consapevole che i principi sui quali è stata costruita la sicurezza europea siano diventati più fragili, Ignazio Cassis ha espresso la determinazione nel cercare e nel trovare uno spazio di dialogo anche laddove i conflitti sembrano più radicati.

Uno spazio limitato, forse incerto, attraverso il quale lasciare passare la possibilità di una tregua, di una de-escalation o di un nuovo confronto. In questo senso, l’OSCE, deve vigilare, osservare, verificare, documentare e accompagnare tutte le fasi di un possibile dialogo: presenza imparziale e un punto di riferimento.

Il senso dell’intero mandato di Cassis è racchiuso in una frase destinata ad accompagnare la presidenza svizzera: quando la diplomazia sembra impossibile, diventa indispensabile. Non è soltanto un’affermazione di principio. È una dichiarazione di responsabilità. Il manifesto di un’organizzazione nata per superare e colmare le distanze.

L’OSCE è la più grande organizzazione regionale dedicata alla sicurezza. Riunisce 57 Stati partecipanti in uno spazio geografico che si estende idealmente da Vancouver a Vladivostok. La sua storia nasce dall’esigenza di costruire un dialogo tra mondi contrapposti.

Nel 1975, in piena guerra fredda, a Helsinki vennero definiti una serie di principi condivisi sui quali fondare le relazioni tra gli Stati: il rispetto della sovranità, l’inviolabilità delle frontiere, l’integrità territoriale, la rinuncia alla forza, la composizione pacifica delle controversie e la tutela dei diritti fondamentali. Principi che anche dopo cinquant’anni, tramontata l’armonia anche tra i paesi europei, mostrano tutta la loro attualità.

Per l’OSCE la sicurezza non riguarda soltanto gli eserciti, le frontiere o l’assenza di guerra. Riguarda anche l’economia, l’ambiente, la qualità delle istituzioni democratiche, la libertà delle persone e il rispetto del diritto. Per questo la sua attività si sviluppa attraverso tre dimensioni: politico-militare, economica e ambientale, umana.

Queste dimensioni rappresentano un punto di vista privilegiato per osservare una stessa realtà e avere la certezza che nessuna comunità può dirsi davvero sicura quando una di queste dimensioni viene meno.

Le cinque priorità della Svizzera

La presidenza svizzera si svilupperà intorno a cinque priorità che convergono su un unico obiettivo: ricostruire la fiducia.

1) I principi di Helsinki per una pace duratura

Il primo impegno riguarda l’Ucraina. La Svizzera lavorerà per favorire una pace giusta e duratura, fondata sul diritto internazionale e sui principi di Helsinki, mettendo la propria esperienza nella mediazione al servizio del dialogo e della sicurezza.

L’OSCE dovrà prepararsi ad agire con rapidità sul terreno, prevenendo nuove escalation e contribuendo alla gestione e alla risoluzione dei conflitti. La pace, in questa prospettiva, non coincide semplicemente con la fine degli scontri armati, è il risultato di un percorso costruito sul rispetto delle regole, della sovranità e delle persone.

2) Mantenere aperto il confronto

L’OSCE rappresenta una delle poche piattaforme internazionali nelle quali Europa, Stati Uniti e Russia continuano a sedere allo stesso tavolo. Si ritorna al “dialogo”, riconoscere le differenze e usarle come base per impostare un confronto condiviso e costruttivo.

La Svizzera sosterrà una diplomazia multilaterale inclusiva, favorendo la cooperazione sulla prevenzione dei conflitti, sul controllo degli armamenti, sulla gestione dei rischi militari e sulla sicurezza informatica. Particolare attenzione sarà dedicata al cyberspazio, dove un incidente, un errore di valutazione o un’azione non chiarita possono alimentare tensioni difficili da controllare.

Mantenere aperti i canali di comunicazione non risolve automaticamente i conflitti ma è l’assenza di dialogo a renderli ancora più pericolosi.

3) Comprendere il futuro prima che arrivi

Intelligenza artificiale, calcolo quantistico e nuove tecnologie digitali stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare.

Stanno cambiando anche il concetto stesso di sicurezza. La presidenza svizzera promuoverà una governance delle tecnologie orientata ai bisogni umani, creando un legame più forte tra scienza e diplomazia. L’attenzione sarà rivolta alla sicurezza digitale, alle risorse idriche ed energetiche e alla capacità di utilizzare l’innovazione per prevenire i conflitti anziché alimentarli. La tecnologia è uno strumento al servizio dell’uomo, sta a noi decidere come utilizzarla, definire le regole e associarne i valori.

4) Proteggere la democrazia

Non esiste sicurezza senza libertà. La Svizzera sosterrà le istituzioni democratiche, la protezione dei diritti fondamentali, le missioni sul campo e le attività di osservazione elettorale dell’OSCE. L’obiettivo è rafforzare la capacità delle democrazie di affrontare le crisi, sostenendo elezioni libere e trasparenti, processi legislativi credibili e una giustizia indipendente. Dobbiamo difendere la democrazia ma riconoscerne la fragilità perché non è una condizione acquisita una volta per tutte. La democrazia ha bisogno di attenzione costante, partecipazione attiva e tutela continua.

5) Rendere l’OSCE capace di agire

L’ultima priorità riguarda l’Organizzazione stessa. L’OSCE continua a essere indispensabile, ma deve confrontarsi con tensioni politiche, difficoltà decisionali e risorse limitate. La Svizzera lavorerà per preservarne gli strumenti fondamentali, dalle missioni sul campo all’osservazione delle elezioni, migliorandone l’efficacia e garantendone il finanziamento. Le operazioni presenti nei Balcani occidentali, in Moldova e in Asia centrale continueranno a svolgere una funzione essenziale: riconoscere le tensioni prima che diventino crisi e intervenire prima che una crisi si trasformi in conflitto.

Un viaggio attraverso la Svizzera

Durante il 2026 le priorità della presidenza saranno approfondite attraverso quattro conferenze internazionali: quattro città, quattro incontri, quattro diverse prospettive. A queste si aggiunge Lugano, con un ruolo diverso.

  • San Gallo: si parlerà di antisemitismo, intolleranza e discriminazione.

  • Ginevra: il confronto sarà dedicato alle tecnologie emergenti e al rapporto tra scienza e diplomazia.

  • Berna: ospiterà una riflessione storica sulla nascita dell’OSCE.

  • Zugo: si discuterà di sicurezza informatica, mediazione e prevenzione delle escalation nel cyberspazio.

  • Lugano: è stata proposta come sede della riunione ministeriale annuale dell’OSCE

Lugano, il luogo dell’incontro

Il 3 e il 4 dicembre 2026 la città di Lugano dovrebbe ospitare la riunione ministeriale annuale dell’OSCE, accoglierà delegazioni, rappresentanti istituzionali e protagonisti della diplomazia internazionale. Sarà il momento politico più importante dell’intera presidenza: l’occasione per consolidare il lavoro svolto fino a oggi e cercare di restituire, attraverso la cooperazione internazionale, piena dignità alla parola “dialogo” e ai valori ad essa associati.

Ma ospitare non significa soltanto offrire uno spazio dove incontrasi, ma creare le giuste condizioni affinché le persone possano riconoscersi e ascoltarsi. Significa trasformare un luogo fisico in un luogo di relazione.

Lugano possiede da sempre questa vocazione, qui lingue e culture differenti convivono senza cancellarsi, arricchendosi reciprocamente in uno scambio dove tutti hanno un vantaggio. Lugano proverà a ricostruire spazi di fiducia, a diventare il luogo di un dialogo difficile ma necessario.

A volte la distanza tra due posizioni non si misura in chilometri ma in volontà. E Lugano può diventare il luogo giusto nel quale prevale la volontà di tornare a parlarsi, a confrontarsi, a ritrovarsi simili attraverso il dialogo.